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tessuti ecologici

Tessuti ecologici per una moda sostenibile

Prosegue il nostro appuntamento dedicato alla moda sostenibile e questo post sarà dedicato ai tessuti ecologici

 

Molte sono le ricerche avviate in questo campo, per trovare tessuti ecologici e allo stesso tempo adatti per il mondo della moda. E molti sono i risultati che hanno già sfilato sulle passerelle delle varie fashion week mondiali.

 

Molti dei tessuti ecologici fanno già parte del nostro guardaroba, ma li sapete riconoscere?

 

QUALI SONO I TESSUTI ECOLOGICI CHE CONOSCIAMO?

 

Canapa, lana, lino e seta. Questi sono i primi tessuti ecologici che sicuramente saranno presente nell’armadio. Questi materiali sono molto usati nel mondo della moda, perché sono naturali, non contengono OGM e sono biodegradabili.  

Essendo delle materie prime naturali, non hanno bisogno di sostanze tossiche per essere estratte e per la loro lavorazione.

 

Altro materiale è il cashmere. Materia prima naturale, biologico e biodegradabile, tanto da essere uno di quei pochi materiali ad avere la certificazione di valutazione di sostenibilità di classe A (cioè ottima!). 

 

tessuti ecologici

Fonte Unsplash

 

Non ci scordiamo il cotone: anch’esso è un materiale naturale, senza OGM e biodegradabile. Viene estratto con macchinari e non necessita dell’uso di sostanze tossiche per la sua lavorazione. Ma la valutazione di sostenibilità è di classe B, in quanto ha bisogno di un elevato uso di acqua per la sua coltivazione e produzione. Caratteristica poco sostenibile per l’ambiente!

 

Ecco che qui entra in gioco il cotone ecologico, prodotto senza pesticidi, insetticidi o altre sostanze chimiche. Le erbacce vengono rimosse manualmente e vengono usati fertilizzanti naturali. Grazie alla tecnica della Crop Rotation, cioè la rotazione delle colture, la fertilità del terreno aumenta, riducendo così il bisogno di acqua e fertilizzanti. 

 

MA QUALI SONO I TESSUTI INNOVATIVI?

 

E qui ci possiamo divertire. Se pensate che si può creare il tessuto solo dalle piante, vi sbagliate di grosso! Però partiamo proprio da queste, il divertimento ve lo lascio per la fine. 

 

FIBRE DI EUCALIPTO

 

Esatto, l’eucalipto è tra le fibre 100% biodegradabili utilizzate come materiali per la realizzazione dei tessuti. Non ha bisogno di pesticidi, erbicidi e fertilizzanti; il consumo di acqua è di 10 – 20 volte inferiore di quello usato per una piantagione di cotone. 

 

Dalla polpa di eucalipto viene ricavato il LYOCELL – una fibra cellulosica artificiale in assoluto più compatibile con l’ecosistema, con un processo produttivo a bassissimo impatto ambientale. Presenta delle caratteristiche fisiche eccellenti come una morbidezza setosa, la versatilità e leggerezza, donando al capo un’ottima resistenza, un’elevata traspirabilità della pelle ed un eccellente potere di assorbimento dell’umidità. Tessuto adatto in ogni stagione dell’anno!

 

A TUTTO CACTUS!

 

Si, avete capito bene, Cactus, quelle bellissime piante con le spine che si trovano in tutti i paesi del mondo. Ci spostiamo, solo con la mente, in Messico. Vi presento Adrián López e Marte Cazárez, due giovani imprenditori messicani che hanno impiegato due anni di ricerca a stretto contatto con gli agricoltori locali. Il loro obiettivo era quello di trovare una soluzione alternativa ed  ecosostenibile alla pelle animale. 

 

Soluzione: fico d’india o nopal! Pianta simbolo del Messico, già utilizzato dall’industria cosmetica per realizzare shampoo e creme, presenta in modo del tutto naturale le caratteristiche adatte per un uso in campo manifatturiero. Il nopal cresce in totale autonomia e non ha bisogno di molta acqua. Senza considerare che è tra le piante più comuni del paese. 

 

Affiancato da un team di ingegneri, i due imprenditori messicani, hanno ricavato dal fico d’india un materiale che imita la pelle animale. Tessuto completamente di origine vegetale, traspirante, dura almeno un decennio e costa poco. Inoltre è molto versatile e può essere impiegato in moltissimi modi dall’abbigliamento all’arredamento.

 

tessuti ecologici

Fonte Unsplash

 

ANANAS NON SOLO IN TAVOLA

 

Spagna, Gran Bretagna e Filippine. Cosa hanno in comune questi tre paesi? Carmen Hijosa, di origine spagnola, ha fondato in Gran Bretagna l’azienda Ananas Anam che lavora con gli agricoltori delle Filippine. Dopo otto anni di ricerca, la signora Hijosa ha trovato una soluzione green alla pelle: il Piñatex – tessuto non tessuto ricavato dalle foglie di ananas! 

 

Per fare un metro quadro di Piñatex ci vogliono circa 460 foglie e secondo Hijosa, gli scarti prodotti dai 10 paesi produttori top di ananas, potrebbero sostituire il 50% della pelle prodotta nel mondo!

 

Non male per una fibra naturale non di origine animale e priva di sostanza chimiche. Tessuto adatto per scarpe e borse e può essere anche ricamato. Solo per fare un paio di nomi, Hugo Boss e H&M hanno già realizzato delle collezioni vegan utilizzando il Piñatex; ma anche Hilton Hotel lo ha richiesto per gli arredi dei suoi alberghi!

 

LA FIBRA CHE VIEN DAL MARE

 

Anche il mare vuole fare la sua parte e SEACELL è il suo prodotto. È una fibra naturale ricavata dalla cellulosa delle alghe marine. Come si realizza? Estratti di alghe e ioni di argento, che garantiscono una naturale funzione antibatterica, antinfiammatoria e antipruriginosa. 

 

L’alga in questione è un’alga bruna del Nord Europa, l’Ascophillym Nosodum nota anche come alga Kelp: alga della famiglia delle fucacee, che cresce nei freddi fiordi dell’Islanda. Una volta raccolta, l’alga viene essiccata con un processo naturale, per poi essere tritata e macinata. Viene poi combinata con la cellulosa naturale per ottenere il Seacell, questa fibra molto versatile e adatta ad una produzione variegata di tessuti.

 

Il suo risultato è un “tessuto naturale” adatto in particolar modo alle pelli sensibili, perché quando entra in contatto con l’umidità della pelle, rilascia i suoi benefici: rimineralizzare la pelle, protezione contro i radicali liberi, funziona come antinfiammatorio e fa da protezione contro i raggi UV.

 

FIBRA DI LATTE

Era il 1937 quando si provò a realizzare un tessuto ricavato dal latte. Ottanta anni dopo, tale operazione viene messa a punto sfruttando al 100% le sue vere potenzialità.

 

La fibra di latte nasce dall’estrazione della caseina, principale proteina del latte, che viene lavorata fino a trasformarla in fibra tessile. Non è solo questione di riciclo, visto che viene utilizzato quel latte “sprecato e inutilizzato”, ma è anche una questione di risparmio dell’acqua: per realizzare un chilo di fibra viene utilizzato 1L di acqua, a fronte dei 50L utilizzati per il cotone!

 

Tessuto di una qualità molto elevata rispetto agli altri grazie alle sue proprietà intrinseche. È ipoallergenico, perciò adatto sia per gli adulti che per i bambini che soffrono di dermatite; grazie agli aminoacidi della proteina è antibatterico, traspirante e morbido sulla pelle, una valida alternativa alla seta. 

 

Fonte Unsplash

VINACCIA

 

Torniamo in Italia e passiamo per Milano. VEGEA è un’azienda milanese che unisce la chimica all’agricoltura. Il tessuto a base vegetale, viene prodotto tramite un particolare trattamento delle fibre e degli oli contenuti nella vinaccia, materiale del tutto naturale costituito dalle bucce e semi dell’uva ricavati durante la produzione vinicola.

 

Un tessuto prodotto dal vino, senza utilizzare acqua, petrolio, sostanze inquinanti e ovviamente sopprimere animali. Si perchè il tessuto che se ne ricava è un tipo di pelle, che può essere usato sia nel campo della moda che in quello automobilistico.

 

ORANGE FIBER

 

Per rimanere in campo Made in Italy, passiamo in Sicilia più precisamente a Catania, dove nasce Orange Fiber. Questa azienda fondata da due donne, Adriana Santonocito e Enrica Arena, ha brevettato un tessuto realizzato dagli agrumi. 

 

Più in particolare dal “pastazzo d’agrumi”, cioè quel residuo umido che rimane al termine della produzione industriale del succo di agrumi. Vengono sfruttate le potenzialità del pastazzo per l’estrazione della cellulosa d’agrumi atta alla filatura, trasformando così uno scarto industriale in un materiale di altissima qualità per la moda.

 

In questo modo si ottiene un tessuto setoso, che può essere stampato e colorato come i tessuti tradizionali, che può essere usato insieme ad altri filati o da solo. Ferragamo è il primo che ha realizzato una collezione con questo tessuto, ma anche H&M non si è fatta sfuggire l’occasione!

 

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